Sunday, October 3, 2010

Thoughts of An Italian Writer: Marcello Colasurdo a Dionysus of Agro Pomiglianese (1)

Who Compares With Courage, With the Globalization of the World

Dr. Antonio Castaldo, Sociologist and Journalist, Brusciano, Italy

Sunday, January 21, at the Nuovo Teatro Nuovo in Naples, we attended the world premiere of "A Global Dionysus in Naples-The (un)real story of Marcello Colasurdo" with English text, the result of an ethnographical research on Marcello, Naples and its rural area.

Projected against a black backcloth the Italian words that are magnified by the projector in parallel with the amplification, we hear the voice of Vernon Douglas that, in English, introduces us to the show.

Between the ethnographic data, the warm participation, artistic and testimonial of Marcello Colasurdo and the engineering processing of the custodial sound of the third millennium, Marco Messina, sets in motion the theatrical fabulation.

A star in a television studio announced by the presenter as "The virus of the feast," bursts into "ladies and gentlemen the Dionysus of today is__Marcello Colasurdo!" an acknowledgement that invites the guest to complete his only words in English throughout the show loaded with his old husky Neapolitan pronunciation "Oh yes, I enjoy."

Then, the whole audience to follow, sometimes accompanied by hand, occasionally sending out some explicit exclamation, but mainly concentrating on the listening of the story which is in a manner rather journalistic in its coverage. However, it also contains an anthropological research; a court in the history of peoples; an agora cathartic of oppression; an aspiration to the entire human emancipation, with nostalgic streaks and courageous flights toward the assertion of identity against the challenges of modernity.

The artistic panorama, that the same Nuovo Teatro Nuovo untiringly innovates with Igina Di Napoli and Angelo Montella, enriched by a staging that, as a whole, is a proposal for an experimental mix of old and modern languages and challenge for a new theatrical pedagogy.

So here we are in the history of anthropological transformation of an area that in a few decades has been traveled across by the acceleration of the times of life and work related to agriculture and industry today and to its transformations amid the birth of a new historical subject: the factory worker. Thus, I pass about the years, with Pomigliano D'Arco at the center: in 1938 Mussolini offers to present the first stone of the new establishment of the Alpha Romeo barehanded and 1950 saw the emergence of the "Cassa del Mezzogiorno," which will last until 1984. There is also the Alfa Sud in 1972 with the production of cars having "the Vesuvius in the engine" which promises to roar years then oxidizes; then the oil crisis of 1975 and the unemployment fund with the protest of the workers. To say the least, the artistic and dramatic expression of memory and group character of the "Gruppo Operaio E' Zezi," with which the voice of history, Marcello Colasurdo, formerly Alenia worker, has served for 18 years.

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Pensieri di Uno scrittore italiano: Marcello Colasurdo un Dioniso dell'Agro Pomiglianese (3)

che si confronta con coraggio con la globalizzazione del mondo.

dott Antonio Castaldo, Sociologo e giornalista, Brusciano, Italia.

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Eccoci dunque all’orazione civile, alla commemorazione e inevitabile commozione. “A’ Flobert”, scritta da Sciascià, Salvatore Sciaffuso, dei Zezi e delle Nacchere Rosse, sull’onda dell’emozione di quel terribile giorno di venerdì 11 aprile 1975: “ Viernarì unnice aprile a Sant’Anastasia nu tratto nu rummore sentiett’e ch’ paura/ je ascevo a faticà manc’a forza ‘e cammenà p’à via addumandà sta botta che sarrà./ A Massaria e’ Rumano ‘na fabbrica è scuppiata e ‘a ggente ca fujeva e ll’ate ca chiagneva:/ Chi jeva e chi turnava p’à paura e ll’ati botte ma arrivato nnanz’ ‘o cancello maronn’e ch’ maciello…”

I dodici operai morti martoriati durante la produzione di petardi nella fabbrica della Flobert sono stati ricordati proprio un anno fa nel trentennale della disgrazia. L’esperienza del lutto, in quel momento storico, allora si estese a tutto il movimento operaio e contadino che si riconobbe nella straziata voce e nel commosso canto di Sciuscià, che pochi anni dopo anche lui prematuramente avrebbe lasciato questo mondo lasciandoci in eredità la sua testimonianza artistica sulla luttuosa esperienza della Flobert.

Storia e memoria, passato e presente, identità e differenze, gioie e dolori, nostalgia e apertura al futuro, rappresentazione e testimonianza, uomini e attori, persone e personaggi, dell’agro pomiglianese e nolano, abbiamo visto in scena nella “Sala Assoli”, l’antica e rinnovata cantina del Nuovo Teatro Nuovo. Abbiamo visti rappresentati i problemi e le soluzioni locali intrecciati con i processi globali tenendo fermo il punto di vista cardinale: il Sud d’Italia.

Abbiamo assistito alla convincente performance del cantore Marcello Colasurdo, dell’attore anglo-caraibico Vernon Douglas e del live dj Marco Messina - 99 Posse. Il testo è stato scritto dall’antropologo Paolo Favero e la messa in scena è stata curata da Giuliana Ciancio e Nicola Ciancio; la produzione dell’Associazione OPS è stata realizzata grazie al contributo della Regione Campania, dell’Assessorato ai Beni Culturali e Paesaggistici della Provincia di Napoli, della Città di Pomigliano D’Arco, della Fondazione Arezzowawe e con il patrocinio del Comune di Napoli.

Scene e costumi di Daniela Ciancio, light designer Michelangelo Campanale; food designer Monica Caspani, realizzatore scene Clelio Alfinito, video-grafica e identità visiva di Alessandro Verna, consulenza scientifica di Augusto Ferraiolo.

Nel 2004 in Svezia a Stoccolma presso il Centro Polifunzionale Kulturhuset si ebbe un prima sperimentazione di quello che sarebbe potuto diventare, e lo è diventata, questa bella produzione teatrale che, dopo l’anteprima a Napoli è pronta a volare oltreoceano dove, a settembre sarà negli Stati Uniti, debutterà al teatro LA MAMA di New York . Per questo cui diciamo a tutti coloro che partiranno per questa missione artistica “Good luck - bbona furtuna!”.

Buona fortuna e buona memoria, a tutti noi, pensando che oggi, finendo questo pezzo, è il “Giorno della Memoria” nel ricordo dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e di tutte le vittime del Nazismo per il rispetto dell’umanità, di ogni popolo, di ogni cultura, di ogni religione.

Brusciano 27 Gennaio 2007 – Giorno della Memoria- Antonio Castaldo

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dott Antonio Castaldo, Sociologo e giornalista, Brusciano, Italia.

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La crisi e la scissione maturò, guarda caso, proprio nel contesto globalizzato della scoperta e della gestione del patrimonio del repertorio di testi e musiche popolari, frammento della universale dimensione battezzata world music.

Il mondo del business internazionale lasciò delusi, amareggiati e arrabbiati, il Gropez E’ Zezi insieme al loro leader storico Angelo De Falco.

Nel 2000 Peter Gabriel ex cantante dei Genesis e creatore dei Real World Studios, dichiarò la sconcertante novità: “C'è una band che ha registrato nei nostri studi e il cui disco (che dovrebbe intitolarsi "lost souls") uscirà a settembre, chiamata Spaccanapoli. Vengono da Pomigliano D'Arco e sarà l'ultimo grande prodotto dell'Alfasud... Hanno una cantante che mi piace davvero molto.”

Ma è sempre bello rivederli insieme, Marcello ed il Gropez nelle jam session e nelle iniziative di impegno e di incontro che le comunità locali, le associazioni ed i comitati delle feste popolari e di rassegne musicali creano per la conoscenza e la fruizione del nostro patrimonio storico e culturale.

Ma torniamo allo spettacolo. Dal punto di vista musicale e canoro il contesto di apertura del “Global Dionysus in Napoli” è quello del pellegrinaggio alla Madonna di Montevergine durante il quale avviene il confronto fra l’abate, esclusivo custode dello spazio sacro, difende dall’invasione pagana delle cantate e delle tammurriate proposte da Marcello custode a sua volata della memoria popolare.

Lo scontro iniziale si tramuta in condivisione del ballo così sacro e profano si coniugano nell’antica unità che la cultura popolare non vuole perdere conservando le forme originali di una religiosità non istituzionalizzata però senza perdere la profondità del sentimento e la sincera relazione verticale con la dimensione divina tramite il mondo intermediario di santi e madonne.

Ecco che irrompe ancora Marcello: “Oh Madonna e tutt’e’ mamme ! Sorè, tenitece fede…” ed a seguire altre schegge dell’inteso unitario genere umano senza distinzioni di colori e culture, nel riconoscimento di una comune appartenenza: “Io so ghianco tu si niro, ma io so cchiù niro e te!”, fino al canto pacifista che sui ritmi del ballata antica innesta la denuncia delle attuali precarie condizioni mondiali: “… e Bush o’ mericano tene sempe e’ bombe a mano, leva a ‘ pace o’ munno sano!”.

Un momento davvero speciale si crea nel grumo di emozioni, suoni, canti, notizie, recitazione, lingua inglese e napoletana, musica hip hop e di tammorre nella luce flebile, nel silenzio totale, nel buio della Sala Assoli con i posti tutti esauriti ed il respiro trattenuto che attende la voce nuda del cantore.

La sofferta, partecipante e coinvolgente, vocalità di Marcello ci inchioda alla realtà, nell’offertorio del sacrificio delle morti sul lavoro, spesso nero che alimenta ancora oggi la conta delle morti bianche, quattro al giorno, come segnalato nella “Seconda Conferenza Nazionale Salute e Sicurezza sul Lavoro” svolta proprio a Napoli il 25 e 26 gennaio.

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Pensieri di Uno scrittore italiano: Marcello Colasurdo un Dioniso dell'Agro Pomiglianese (1)

che si confronta con coraggio con la globalizzazione del mondo.

dott Antonio Castaldo, Sociologo e giornalista, Brusciano, Italia.

Domenica 21 gennaio, al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, abbiamo assistito all’anteprima mondiale di “A global Dionysus in Napoli-The (un)real story of Marcello Colasurdo” con testo in inglese frutto di una ricerca etnografica su Marcello, Napoli ed il suo entroterra.

Sparate sul fondale nero le parole italiane sono ingigantite dal proiettore che in parallelo con l’amplificazione ci consegna la voce di Vernon Douglas che, in inglese, ci introduce allo spettacolo.

Tra il dato etnografico, la calda partecipazione, artistica e testimoniale, di Marcello Colasurdo e le elaborazioni ingegneristiche di maggiordomo sonoro del terzo millennio, Marco Messina, inizia l’affabulazione teatrale.

Una star in uno studio televisivo annunciata dal presentatore come “The virus of the feast”, che esplode in “ladies and gentlemen the Dionysus of today is … Marcello Colasurdo!” invita l’ospite al saluto che profferisce la sua unica battuta in inglese di tutto lo spettacolo, carica del suo antico roco accento napoletano “Oh yes, I enjoy”.

Poi, tutta la platea a seguire, a tratti accompagnando con le mani, a volte emettendo qualche interiezione, ma soprattutto concentrata nell’ascolto del racconto che è insieme un reportage giornalistico, una ricerca antropologica, un tribunale nella storia dei popoli ed un’agorà catartica delle oppressioni ed un’aspirazione alla completa emancipazione umana, con venature nostalgiche e coraggiosi voli verso l’affermazione identitaria contro le sfide della modernità.

Il panorama artistico, che lo stesso Nuovo Teatro Nuovo innova instancabilmente con Igina Di Napoli ed Angelo Montella, si arricchisce di una messa in scena che, nel suo complesso, è anche una proposta sperimentale di commistione di vecchi e nuovi linguaggi e sfida per una nuova pedagogia teatrale.

Eccoci dunque alla storia delle trasformazioni antropologiche di un’area che in pochi decenni è stata attraversata dall’accelerazione dei tempi di vita e lavoro un tempo legati all’agricoltura ed oggi all’industria e alle sue trasformazioni con in mezzo la nascita di un nuovo soggetto storico: l’operaio di fabbrica. Così lo scorrere degli anni, con Pomigliano D’Arco al centro, nel 1938 offre Mussolini a mani nude mettere la prima pietra del nuovo stabilimento dell’Alfa Romeo; il 1950 assiste alla nascita della “Cassa del Mezzogiorno” che durerà fino al 1984; poi l’Alfa Sud che nel 1972 con la produzione di automobili con “il Vesuvio nel motore” promette anni ruggenti poi arrugginitisi; quindi la crisi petrolifera del 1975 e la cassa integrazione con la protesta dei lavoratori e l’espressione artistica e teatrale di memoria ed identità di classe del “Gruppo Operaio E’ Zezi”, con cui la voce storica, Marcello Colasurdo, già operaio dell’Alenia, ha militato per 18 anni.

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